FAST FOOD, GOOD FOOD?

ottobre 16, 2009

il_mac_Questa settimana prendo spunto direttamente dalla provocazione lanciata da uno dei guru della critica gastronomica, nonché ideatore e curatore di “Identità golose” la bibbia delle guide ai ristornati d’Italia, Europa e Mondo…Paolo Marchi, ha infatti recentemente pubblicato un elogio al panino per eccellenza, il mitico Mac di Mc Donald’s! Gli amanti della buona cucina staranno certamente storcendo il naso e non potranno credere alle loro orecchie, eppure anche un palato sopraffino come quello del famoso critico ha ceduto al richiamo del fast food. Molti si staranno chiedendo se non sia stato preso da un attacco improvviso di vuoto alla stomaco e avesse a disposizione solo 5 minuti per placare la fame eppure, pare che oltre ad averlo mangiato l’abbia pure trovato “uno dei migliori panini che abbia gustato negli ultimi mesi”. Devo dire che da un lato apprezzo che una persona come lui, che ammette comunque di ritenere Mc Donald’s “quanto di più lontano vi sia dal mio modo di intendere la ristorazione” e di essersi pure vergognato a varcare le porte dell’ “inferno”, abbia avuto però la curiosità (e il coraggio?) di testare qualcosa di assolutamente estraneo al suo ideale di cibo. Escludendo lattuga e pomodoro, Marchi ritiene che carne, pane, formaggio e cottura non abbiano nulla da invidiare ad altri panini, ma anzi definisce la nuova star di Mc Donald’s una sorpresa, decretando che l’unico motivo per cui lo si potrebbe rifiutare sarebbe puramente ideologico! Non solo, per concludere il suo elogio, pure il prezzo (ma questo si sapeva) è indicato come un ulteriore valore aggiunto al prodotto. Spiazzato dalla bontà del suo pasto la domanda gli è sorta spontanea e, a questo punto dopo aver io stesso provato il famigerato Mac e avendolo trovato altrettanto buono, mi chiedo anch’io “quali margini di manovra rimangono se anche il diavolo si mette a proporre qualità autentica?” Da anni il braccio di ferro tra fast food e slow food alimenta i dibattiti culinari, e anche se coloro che spesso si ritrovano a fare la fila per hamburger e patatine sono i primi ad ammettere la totale mancanza di gusto e nutrizione equilibrata di questi cibi, i fast food di certo non fanno la fame…sarà il prezzo, sarà la comodità di un pasto veloce in questo mondo che ormai non sa più trovare un momento per rilassarsi…o sarà che alla fine i loro prodotti non sono per niente male? Io non ancora convinto, soprattutto che per un buon panino ci voglia un grande Chef, ma dove sono finiti i bravi paninari ?


CHE GUSTO MI METTO OGGI ?

ottobre 7, 2009

il gusto si indossaLa settimana della moda milanese si è da poco conclusa e dopo il tour de force che ogni anno coinvolge migliaia di operatori del settore e non, mi viene naturale fare un paragone tra il mondo del fashion e quello del food. Diciamo che la domanda sorge spontanea dal momento che ogni kermesse che si rispetti è sempre accompagnata da una cena/aperitivo dove, come in passerella, nulla è lasciato al caso… La cucina dunque, o meglio il mondo del cibo, può essere definito alla stregua della moda per antonomasia, ovvero il mondo del vestire, e quindi in continua evoluzione fatto di tendenze che cambiano, spariscono e ricompaiono?

Certo è che il “guardaroba della nonna” si è evoluto e soprattutto migliorato ad una velocità estremamente maggiore di quella della “cucina della nonna”, che per molti rimane invece la cucina per eccellenza, ma anche nel mondo del cibo abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un boom senza precedenti di novità in campo gastronomico…se una volta l’alternativa era rappresentata da un semplice ristorante cinese o da una yogurteria, ora tra sushy, fusion, thai, bar all’ossigeno e altre stranezze non si sa più da che parte girarsi…I valori della cucina tradizionale vengono quindi abbandonati per le nuove tendenze?è giusto che le piccole trattorie lascino spazio ai nuovi ristoranti alla moda così come i piccoli produttori si debbano arrendere ai marchi di fama internazionale?

Personalmente credo sia giusto ammettere l’influenza della globalizzazione e l’inversione di alcune tendenze tradizionali nel mondo del cibo, come l’internazionalizzazione della cucina italiana da un lato, l’abbassamento dell’eta media degli appassionati e quindi l’importanza di unire cibo e tendenze (fenomeno ben evidente nel proliferarsi di bar e ristoranti da parte dei maggiori marchi del fashion). Penso però che queste diverse realtà dovrebbero convivere al meglio e non cannibalizzarsi, lasciando libera espressione ad entrambe, che insieme rappresentano il vecchio e il nuovo di un mondo in continua evoluzione, ma anche fortemente legato alla sua più primitiva forma di espressione, rappresentata dalla cucina semplice e tradizionale.

E penso anche che chi si intende di moda dovrebbe però non fare finta di intendersi anche di cibo…lo stile è una cosa, il gusto un’altra…


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