Dopo la bufera mediatica, davvero scricchiola il futuro della cucina molecolare?

giugno 9, 2010

1^ PUNTATA- GLI AVVERSARI DELLA CUCINA MOLECOLARE
Dopo l’emanazione dell’ordinanza anti-additivi del Sottosegretario alla Salute, c’era da scommetterlo: Striscia la notizia ha agitato questo foglio di carta firmato Francesca Martini sotto il naso di milioni di telespettatori adulanti, gridando invano vittoria, i detrattori dei “cuochi d’artificio”hanno infierito, ripetendo, tronfi, “ve l’avevamo detto”…
Ma non è sempre oro quel che luccica, per capirlo basta percorrere a ritroso l’intero processo intentato alla cucina molecolare.
Dopo la chiusura per intossicazione di 40 clienti dell’inglese The Fat Duck, uno dei migliori ristoranti al mondo diretto da un vero e proprio guru della cucina avanguardistica internazionale, Heston Blumenthal (della serie anche le più brillanti stelle Michelin cadono), si è diffuso sempre più il sospetto che troppa fisica e chimica in cucina possano essere dannose.
Al grido di “Troppa scienza in quei piatti!”, sono insorti milioni e milioni di salutisti che mettono sotto accusa tutti gli additivi utilizzati per addensare, emulsionare, gelificare, rendere frizzante, imprigionare i sapori, dare viscosità, secondo fantasia. Sul banco degli imputati prodotti che, sull’onda del successo dell’indiscutibile genio di Ferran Adrià, sono sempre più in voga nelle cucine dei meno grandi (generando talora il dubbio, non ingiustificato, che sopperiscano alla mancanza di abilità tecnica): alginati, metilcellulosa, xantan, gellan…ecc.
In questo clima, reso ancor più incandescente dall’incessante tam-tam mediatico, non è certo stato risolutivo l’intervento dell’Onorevole Martini: l’ordinanza anti-addittivi è parsa infatti una sorta di bluff, una farsa in forma di decreto capace solo di suscitare lo sconcerto degli amici ristoratori (che chiedono spiegazioni in merito ad una legge piena di incongruenze che pare scritta apposta per essere incomprensibile) e di fomentare ulteriori polemiche, dividendo il mondo della gastronomia in due schieramenti opposti.
Da un lato, la grande maggioranza dei cultori della tradizione, riunita nella Federazione Italiana Cuochi, capeggiata da Paolo Caldana, ha dichiarato di condividere la campagna del Ministero della Salute, rinnegando la moderna cucina fatta di spume e destrutturazioni volta ad alterare l’estetica e il sapore dei cibi, danneggiando la reale natura della più sana e genuina cucina italiana.
Alcuni chef, come Gianfranco Vissani e il grande Gualtiero Marchesi, si sono affrettati a intervenire a margine della polemica, dichiarando di sicuro nocive quelle “diavolerie da apprendisti stregoni” indubbiamente inferiori alla loro arte culinaria. Non sono mancati neanche cuochetti invidiosi ( vedi il campano Rocco Iannone) pronti a sporgere denuncia nei confronti di grandi nomi della gastronomia (accusando addirittura di favoritismi EnzoVizzari) pur di guadagnare visibilità e sostenere la causa purista.
TO BE CONTINUED…


CHE MONDO SAREBBE SENZA BIRRA?!!

maggio 12, 2010

  Platone dichiarava che a inventarla dovesse essere stato un uomo saggio, Giulio Cesare la definiva “liquore nobile e potente”… Già gli antichi apprezzavano le qualità della birra: una delle bevande più amate di tutti i tempi!

La storia della birra coincide in pratica con quella della civiltà umana: essa è, infatti, una delle bevande più antiche prodotte dall’uomo, probabilmente databile al settimo millenio a.C.
La leggenda vuole che il processo di fermentazione fosse scoperto per puro caso, grazie alla sbadataggine di una donna che dimenticò un piatto di cereali all’aperto, sotto un acquazzone… La prima testimonianza della sua produzione si ha, tuttavia, presso i Sumeri. Proprio in Mesopotamia pare che parte della retribuzione dei lavoratori venisse corrisposta in birra e il valore del cosiddetto “pane liquido”(le materie prime erano le stesse per entrambi i prodotti, solo in proporzioni diverse) divenne tale che tra i Babilonesi, con il famosissimo “Codice di Hammurabi”, si impose la pena di morte per chi la annacquava (e come dar loro torto??!!). La tradizione birraria fu proseguita, poi, dagli Egizi, che ne migliorarono la tecnica affinandone il gusto e (senti,senti!) sembra che la stessa Cleopatra fosse un’amante del genere e ne facesse dono ai propri dèi. Perfino i Greci e i Romani, noti per la predilezione per il ben più nobile vino, vantavano noti sostenitori della birra: tra questi il governatore di Britannia, Agricola. Era, però, tra le popolazoni Germaniche e Celtiche che la bevanda scorreva davvero a fiumi. Nulla a che vedere, però, con la “nostra birra”!

Il tipo di produzione è, infatti, molto cambiata nel corso dei secoli: il luppolo, per esempio, iniziò ad essere usato solo nel lontano Ottocento… Ciò che è rimasto invariato è, invece, sicuramente la presenza pressoché universale della birra e la sua popolarità in ogni ceto sociale: fresca, dissetante, con il suo gusto rotondo, moderatamente amaro, la birra è uno di quei piaceri irrinunciabili, uno di quei riti che uniscono e regalano momenti di sana convivialità. Pare inoltre che bere birra abbia anche degli indubbi benefici: un consumo moderato della stessa avrebbe effetti positivi sullo stress e aiuterebbe a prevenire malattie cardiache, cancro, calchi renali, arteriosclerosi, oltre che essere un valido supporto alle ossa delle donne nella lotta contro l’osteoporosi. In più (udite, udite, donne di tutte le età) secondo un recente studio americano, qualche bicchiere di questo alcolico dorato contrasterebbe l’aumento di peso nel gentil sesso!

Non vorrei che il mio articolo fosse preso come un invito ad alzare il gomito… trattasi semmai di un’ utile forma di contro-informazione rispetto a quanti hanno troppo spesso denigrato un prodotto che annovera tra gli altri vantaggi, quello di sposarsi alla perfezione con il cibo, regalandogli un sapore e un gusto unico. Di qui l’iniziativa de La Guida de L’Espresso, “Ristoranti d’Italia 2010”, di premiare il miglior menù mediterraneo abbinato alla birra. Vincitore lo chef Congusto Pietro d’ Agostino, membro dei Jeunes Restaurateurs d’Europe, al cui ristorante “La capinera” di Taormina è stato assegnato il premio “Tavola della birra”direttamente dal direttore de Le Guide, Enzo Vizzari.

Se anche voi siete amanti della birra e desiderate gustarne i più originali abbinamenti con le più svariate pietanze, vi aspettiamo da Congusto: dalla partnership con Warsteiner nasce infatti un originale percorso di gusto dedicato alla birra e alle sue molteplici declinazioni.Vi lascio con un simpatico aforisma di Goethe: 

Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia.

                                                                                                      Johann Wolfgang Goethe


LE NOSTRE TAPPE PREFERITE DEL FUORI SALONE

aprile 27, 2010

  Settimana particolarmente intensa per la città di Milano quella dal 14 al 19 Aprile. Merito del Salone Internazionale del Mobile 2010, l’evento fieristico dell’anno capace di trasformare il centro e la periferia della metropoli in una serie infinita di spazi espositivi ed eventi più o meno bizzarri, attraendo milioni di appassionati del mondo del design, ma anche centinaia di migliaia di curiosi e amanti della vita mondana attratti dalle numerose iniziative collegate alla fiera e dagli innumerevoli eventi Fuori Salone.

E proprio in questa Milano affollata e abbellita da una vera sfilata di installazioni estemporanee, ho colto felicemente la proposta di trascorrere una giornata in visita ad alcune tra le mostre collaterali che quest’anno hanno affiancato i saloni.
Prima tappa: la mostra “THINK TANK”, organizzata da Interni nella bellissima cornice dei cortili della Statale di Milano. Un vero e proprio laboratorio a cielo aperto di idee per il domani relative al tema dell’abitare, dell’ecosostenibilità e delle soluzioni per un migliore sfruttamento dello spazio. Un succedersi di installazioni sperimentali e visionarie realizzate da alcuni dei più grandi progettisti di fama internazionale, da Philippe Starck a Jaime Hayon, da Daniel Libeskind a Matteo Thun: una gioia per gli occhi, un vero e proprio tuffo nel futuro, nel design d’interni più moderno e sofisticato!Impareggiabile il progetto “Alberi” realizzato da Giulio Iacchetti per Rosenthal e Sambonet : un accogliente boschetto di alberi in ceramica che si fonde in armonico dialogo con lo spazio verde circostante e che mi ha immediatamente ricondotto in un fantastico mondo da fiaba. Un’oasi di pace ove sfuggire alla frenesia cittadina all’ombra di fronde composte di posate e caraffe (per l’albero di Rosenthal), cariche di tazze, piatti e zuppiere in ceramica (per l’albero di Sambonet).
Addirittura stupefacente la Smart Grid Gallery di Jaime Hayon, posta nel cortile d’onore: un padiglione composto da una griglia luminosa, arredata da mobili diversi per forma e funzione, simboleggianti le differenti fonti energetiche e la loro concatenazione: un’opera che apre la mente, rendendo comprensibile a tutti (compreso me!) la tecnologia più complessa catturando lo sguardo e focalizzando l’ attenzione su un ambiente allo stesso tempo dinamico e avvolgente.
Altrettanto avvolgente l’ambiente creato da Kengo Kuma in uno dei chiostri minori dell’Università: una cortina luminosa, leggera e cangiante dislocata al centro del cortiletto che diventa metafora di una scultura in ceramica!

Lasciandoci alle spalle una Statale completamente rinnovata e rivisitata in chiave moderna in ogni suo angolo, ci prepariamo ad un viaggio nelle arti per celebrare lo spirito italiano dello stare a tavola e i riti della cucina: quello proposto dalla mostra “TUTTI A TAVOLA” allestita a Villa Reale.
Più che una mostra, un percorso multisensoriale di scoperta, da gustare passeggiando, un mosaico di suggestioni emotive e sensoriali (non mancano sensazioni uditive e olfattive, dalla musica ai profumi di invitanti manicaretti) composto da rivisitazioni di celebri banchetti rinascimentali, sequenze cinematografiche, dipinti, testi letterari… Opere d’arte come quelle di Pellizza da Volpedo si contrappongono a immagini tratte dai film di Ermanno Olmi. Capolavori dell’arte passata dialogano con artisti contemporanei tra cui Robert Wilson e Peter Greenaway… Dai sotteranei dell’antica dimora patrizia ai piani superiori il visitatore è di continuo catapultato dalle atmosfere fascinose delle epoche passate a quelle virtuosistiche di performance teatrali surreali, come quella che mette in scena inquietanti cuochi fantasma illuminati da una lugubre luce tra il blu e il violetto! Un viaggio nel tempo, un’esperienza indimenticabile!!

Per ora vi lasciamo, mentre ci avviamo alla nostra prossima tappa: la mostra dedicata a Gualtiero Marchesi e la grande cucina italiana, allestita al Castello Sforzesco… Vi terremo aggiornati!!!


Ci mancava solo il pop food!

marzo 31, 2010

 

Dopo la pop art e la pop music, è tempo di pop food! Attenzione, però, a non cadere in facili equivoci, Andy Warhol questa volta non c’entra nulla… il pop food non è una nuova estrosa corrente artistica che sostituisce a tempere e pennelli i prodotti commestibili. Di cosa si tratta, allora?

Nell’odierna Babele di linguaggi culinari, resa ancora più intricata dal successo frastornante della gastronomia (approdata da tempo alla televisione con canali ad essa dedicati, reality di cuochi e gente che soffrigge e bolle a tutte le ore del giorno), l’espressione necessita di chiarimenti.
“Pop” è infatti il diminutivo di “popolare” e, perciò, rispondente al gusto comune, alla portata di tutti, ma non per questo è sinonimo di scarsa qualità. La “cucina pop” è, sì, un’esigenza che spesso attinge dall’universo del quotidiano ma non per questo rappresenta un disvalore. Trattasi, infatti, di una corrente culinaria legata alla tradizione locale che ricorre alle materie prime più povere e umili, nobilitandole, però, e lavorandole con tecniche raffinate.

È per questo che non ritengo condivisibile la provocazione (posso solo definirla tale) del grande chef Massimo Bottura, secondo cui “la vera cucina pop la fa McDonald’s (vedi articolo del 16 ottobre 2009, FAST FOOD, GOOD FOOD), perché mangi popolare a tre euro e mezzo e se entri sai cosa troverai”. Premesso che bisognerebbe distinguere tra popolare ed economico, non credo si possa confondere il pop con il junk food. Tanto più che siamo in Italia e non negli USA. Se esiste un piatto pop nostrano quello è la pizza (che, peraltro, in quanto a consumi giornalieri, ha recentemente battuto l’hamburger anche a New York), che ha saputo davvero unire lo stivale, almeno sul piano gastronomico. Altro cibo pop per tradizione è sicuramente la pasta, che da sempre costituisce la componente base della cucina popolare per ragioni facilmente comprensibili, essendo economicamente alla portata di tutti, ma al contempo assai nutriente. Definirei, piuttosto, popolare una lasagna, i tortellini, delle buone polpette. Ma già si rischia di sconfinare nel dominio della cucina regionale… Quel che è certo è che una prerogativa del pop food dovrebbe essere il suo carattere salutare (ragione in più per bocciare la tesi di Bottura)!!

A dispetto dei pregiudizi che vogliono la cucina pop una cucina di serie B, occorre annoverare poi i grandi nomi del panorama gastronomico italiano che hanno fatto del pop food il loro cavallo di battaglia. A partire da Davide Oldani, che sull’argomento ha scritto addirittura un libro (La mia cucina pop. L’arte di caramellare i sogni, edito da Rizzoli) ed è passato alla storia per la sua “cipolla caramellata”, fiore all’occhiello (anche se, forse, sarebbe ora di rinnovare il menù e magari ridurne il prezzo, considerando che 25 euro per una cipolla paiono un po’ eccessivi!!!) della sua cucina che, come lui stesso ama precisare, non è povera, ma umile, sobria, incentrata sull’esaltazione dei sapori grazie ai modi semplici, poco glamour, tanto stuzzicanti.
Come dimenticare poi Fulvio Pierangelini, illustre chef nostrano che non si lascia sfuggire occasione per ricordare ai propri allievi che gli spaghetti al pomodoro sono un piatto della memoria che impone a un cuoco di toccare le vette del gusto. O ancora Moreno Cedroni, celebre per la sublime semplicità dei suoi piatti, e per l’ingegnosità di certe sue proposte, dal “susci” italiano, al ragù in versione pop, alla bresaola di tonno o Maurizio Santin. Tutti cuochi pop, orgogliosi di esserlo, superlativi ai fornelli e insigniti dei massimi riconoscimenti nel settore della ristorazione!

E voi, siete amanti del pop food o preferite una cucina più ricercata ed elitaria? Qual è secondo voi il pop food per antonomasia?


Bontà retrò

marzo 26, 2010
Sushi, fusion, thai, ristoranti messicani, argentini… Se anche voi siete tra coloro che non ne possono più dei più strani inviti a cena degli amici più trendy, se ogni volta che vi trovate di fronte al più esotico dei piatti rimpiangete nostalgicamente la buona vecchia “cucina della nonna”, ebbene sappiate che le nuove tendenze culinarie giocano a vostro favore!
Basta guardarsi un po’ intorno per capire che lo stile retrò imperversa particolarmente negli ultimi anni: le fashion victims impazziscono per i capi vintage (dai jeans “vissuti”, alle scarpe d’annata… (avete notato il ritorno delle intramontabili Superga, per non parlare del nuovo must: i Rayban Wayfarer anni ’60?)); gli appassionati di musica inneggiano a cantanti come Amy Winehouse e Michael Bublè; i produttori cinematografici ripropongono i mitici anni Sessanta (basti pensare a “La prima cosa bella”, film che ha sbancato al botteghino). 

Non vi stupirà, quindi, scoprire che il nuovo trend in ambito gastronomico punta indubbiamente al vintage! Via libera, dunque, ai piatti che profumano di passato! Ecco tornare la voglia del buon vecchio risotto alla milanese, delle lasagne fatte in casa e, perché no, dell’opulento, ipercalorico cannellone… Tornano prepotentemente alla ribalta ricette dimenticate, ma soprattutto prodotti alimentari, per lunghi anni caduti nel dimenticatoio e poi resuscitati dal ritorno nostalgico all’infanzia dei consumatori. Ricordate le scatole dei biscotti di quando eravamo piccoli? Lazzaroni ha deciso di rimettere in commercio quelle scatole di latta litografate pieni di biscotti dal profumo irresistibile. Dal canto suo Sanpellegrino ripropone la vecchia bottiglia “a clavetta” in edizione storica limitata, rigorosamente con etichette originali degli anni’50, e lo zafferano 3 cuochi la vecchia latta originale da 35 lire a confezione! D’altronde chi può negare il piacere di assaggiare un cibo o una bevanda che ci richiama i felici momenti del passato?

Gli stessi oggetti e decori dei tempi trascorsi non smettono di affascinare e così anche il design rivisita oggetti di cucina vintage che regalano un’atmosfera elegante e, con un tuffo nel passato, rendono il focolare domestico un luogo ricco di certezze, solidità e classicismo: dagli irresistibili stampi per muffin e tortine in vari disegni e formati, alle bottiglie di vetro con manici per il latte, per poi giungere alla vecchia macchina in metallo per la pasta fatta in casa rivisitata da Marcato. Perché i grandi classici non invecchiano mai!

E voi avete qualche proposta di piatti retrò? Qual è la ricetta vintage che preferite?
 
 

 


Un mela tira l’altra ?

febbraio 15, 2010

Continuano i corsi di cucina omaggio con mele Val Venostawww.vip.coop/it. Per tutte le informazioni sui corsi di cucina si può contattare anche Congusto attraverso il sito web www.congusto.it o telefonando allo 02.63.47.19.82

Una mela tira l’altra? Pare proprio di sì, perché proseguirà anche nei prossimi mesi la gustosa iniziativa firmata VI.P, il Consorzio delle mele Val Venosta in collaborazione con la Scuola di cucina e fisiologia del gusto Congusto. La scuola di cucina milanese organizza nella sua sede (via Enrico Tazzioli, 11) altri tre corsi di cucina della durata di 3 ore completamente gratuiti per i partecipanti: occasioni uniche per assaporare tutto il gusto e la versatilità delle mele venostane! Non solo dolci, ma anche primi piatti e secondi, antipasti e contorni: attraverso la preziosa collaborazione con gli chef Congusto, la mela della Val Venosta fa conoscere le peculiarità delle sue tante varietà in un viaggio prelibato che parte dalle ricette più semplici e immediate fino a quelle più ricercate e sfiziose.Ciascuno dei corsi ha come protagonista Golden Delicious, Stark, Gala e Pinova, le varietà di mela Val Venosta più diffuse, per mettere in risalto le specificità di ciascuna di esse ed imparare a valorizzarne il gusto e la stagionalità. Per aggiornarsi sulle date, sul contenuto e sull’orario degli altri appuntamenti, ma anche per prendere spunto dalle prelibate ricette presentate durante i corsi, basta consultare il sito web delle mele Val Venosta,


Indirizzi golosi … Qual è il panettone migliore?

dicembre 23, 2009

Panettone, Offella, Pandoro…il vero dilemma delle feste. Alcuni consigli per un buon panettone, last second  :) da Milano a Noto indirizzi utili e golosi.

Ne ho provati alcuni ma non tutti, purtroppo ! …però spero di ricevere le vostre critiche!

LOMBARDIA

  • Marchesi, Milano, via Santa Maria alla Porta 11, tel. 02.876730
  • Ernst Knam, Milano, via Anfossi 10, tel. 02.55194448
  • Gattullo, Milano, piazzale di Porta Lodovica 2, tel. 02.58310497
  • Cucchi, Milano, corso Genova 1, tel. 02.89409793
  • Garbagnati, Milano, via Dante 13, tel. 02.86460672
  • La Boutique del Dolce, Concorezzo (MB), via De Giorni 2, tel. 039.6049251
  • Comi, Missaglia (LC), via Cavour 4, tel. 039.9241274
  • Pasticceria Veneto, Brescia, via Salvo d’Acquisto 8, tel. 030.392586
  • Buosi, Varese, piazza Beccarla 6, tel. 0332.241227

ALTRE REGIONI

  • Converso, Bra (CN), via Vittorio Emanuele 199, tel. 0172.413626
  • Dolciaria Manera, Fossano (CN), via Pietragalletto 5, tel. 0172.692404
  • Loison Pasticceri 1938 (VC), S.S. PASUBIO, 6 36030 Costabissara tel. 0444.557844
  • Bisco, Costigliole d’Asti (AT), via Roma 20, tel. 0141.961575
  • Perbellini, Bovolone (VR), via Vittorio Veneto 46, tel. 045.7100599
  • I Dolci di Giotto, Padova, via Sorio 120, tel. 049.2963700
  • Il Cantuccio di Federigo, San Miniato (PI), via Maioli 67, tel. 0571.418344
  • Corsini, Castel del Piano (GR), via Cellane 9, tel. 0564.956787
  • Pepe, Sant’Egidio del Monte Albino (SA), via Nazionale 2, tel. 081.5154151
  • Caffé Sicilia, Noto (SR), Corso Vittorio Emanuele 125, tel. 0931.835013

GLI AMICI DI PENNA ? NO DI BLOG !

dicembre 19, 2009

” Insieme agli auguri per un sereno Natale a tutti voi, di seguito un  caro saluto agli amici dei miei blog preferiti ! :) ” BUON NATALE …

cipollina in agrodolce

cavoletto di bruxelles

la ciliegina sulla torta

k-kitchen

il maiale ubriaco

il ricettario di anna

senza panna

sogni e pensieri…

stella di sale

tigulliovino

viaggiare cucinando…arte compresa

violamelanzana

lo zenzero e la cannella

Accademia Affamati Affannati

Al lardo! al lardo!

Alte forchette

A tutte le buone forchette

Basilico & Co.

Bello&Buono

Birragenda

Brava brava Mariarosa

Brodo di Giuggiole

Buon Appetito Milano!

BuonCarrello

Buono come il pane

Chefblog

Corso Gourmand

Cucina I Love You

Cuciniamo insieme ad Andrea

Cuocapercaso

Daniele-Pasticcere

Fior di Sale

Fior di zucca

Foodbay

Golosamente / Santin

La cucina di San Lorenzo

La cuisine de Fabien

Le curiosità golose

Lo Spazio di Staximo

Marchi di Gola

PepeRosso 2.0

Quinto quarto

Trashfood

Un post a tavola

Un tocco di zenzero

ViaggiatoreGourmet


ADAMO ED EVA AI FORNELLI

novembre 5, 2009

fernando_botero_081_adamo_ed_eva_e bene dopo il MAC questa settimana ho deciso di partire dalle origini e discutere un po’ di cucina e gusto rivisitando in chiave gastronomica il vecchio “conflitto” tra uomo e donna…ai fornelli! Nell’immaginario collettivo, specialmente nei decenni passati, era difficile pensare all’uomo come a colui che si dedicava alle faccende di casa e a preparare i pasti per provvedere ai bisogni nutrizionali della famiglia…oggi invece la realtà è completamente diversa…i ruoli di uomo e donna sono diventati complementari se non addirittura ribaltati, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più femminili della gestione della casa. La fama internazionale di molti chef e anche, nella realtà casalinga, la bravura di molti uomini a destreggiarsi tra pentole e padelle, conferma che Adamo sembra aver sorpassato Eva anche su questo fronte… Se volgiamo inoltre lo sguardo ai frequentatori dei corsi di cucina nelle scuole, notiamo sempre più spesso la presenza di tanti single, fidanzati e mariti… a questo punto mi viene da chiedermi come e quando è nata questa inversione di tendenza o se semplicemente i consorti preferiscono vedere con i loro occhi quello che poi andranno a preparargli le loro compagne perché come al solito non si fidano delle donne… Certo è che quando penso alla cucina tradizionale, a quei sapori del passato che ti portano indietro all’infanzia, la prima cosa che mi viene in mente è la cucina della nonna e non quella del nonno! Eppure se guardiamo ai “piani alti” del panorama culinario mondiale, anche coloro che si professano totalmente ignoranti in materia sapranno menzionare almeno un nome di chef…maschio! Quello che è noto è che nelle cucine delle vecchie locande famose da generazioni, se buttiamo uno sguardo in cucina sicuramente troveremo un viso dolce di una qualche signora non più giovanissima che mescola la sua famosa zuppa dall’ingrediente segreto, mentre se chiediamo l’autore dell’ultima stravaganza culinaria appena assaggiata in qualche ristornate segnalato sulle guide più importanti, ci verrà indicato come autore l’ultimo chef di grido. Dopo un’attenta riflessione, nella quale non posso comunque non ammettere che gran parte degli uomini se la cavano in modo eccelso in cucina, mi chiedo dunque…quando e perchè Eva ha deciso di passare il mattarello ad Adamo?


FAST FOOD, GOOD FOOD?

ottobre 16, 2009

il_mac_Questa settimana prendo spunto direttamente dalla provocazione lanciata da uno dei guru della critica gastronomica, nonché ideatore e curatore di “Identità golose” la bibbia delle guide ai ristornati d’Italia, Europa e Mondo…Paolo Marchi, ha infatti recentemente pubblicato un elogio al panino per eccellenza, il mitico Mac di Mc Donald’s! Gli amanti della buona cucina staranno certamente storcendo il naso e non potranno credere alle loro orecchie, eppure anche un palato sopraffino come quello del famoso critico ha ceduto al richiamo del fast food. Molti si staranno chiedendo se non sia stato preso da un attacco improvviso di vuoto alla stomaco e avesse a disposizione solo 5 minuti per placare la fame eppure, pare che oltre ad averlo mangiato l’abbia pure trovato “uno dei migliori panini che abbia gustato negli ultimi mesi”. Devo dire che da un lato apprezzo che una persona come lui, che ammette comunque di ritenere Mc Donald’s “quanto di più lontano vi sia dal mio modo di intendere la ristorazione” e di essersi pure vergognato a varcare le porte dell’ “inferno”, abbia avuto però la curiosità (e il coraggio?) di testare qualcosa di assolutamente estraneo al suo ideale di cibo. Escludendo lattuga e pomodoro, Marchi ritiene che carne, pane, formaggio e cottura non abbiano nulla da invidiare ad altri panini, ma anzi definisce la nuova star di Mc Donald’s una sorpresa, decretando che l’unico motivo per cui lo si potrebbe rifiutare sarebbe puramente ideologico! Non solo, per concludere il suo elogio, pure il prezzo (ma questo si sapeva) è indicato come un ulteriore valore aggiunto al prodotto. Spiazzato dalla bontà del suo pasto la domanda gli è sorta spontanea e, a questo punto dopo aver io stesso provato il famigerato Mac e avendolo trovato altrettanto buono, mi chiedo anch’io “quali margini di manovra rimangono se anche il diavolo si mette a proporre qualità autentica?” Da anni il braccio di ferro tra fast food e slow food alimenta i dibattiti culinari, e anche se coloro che spesso si ritrovano a fare la fila per hamburger e patatine sono i primi ad ammettere la totale mancanza di gusto e nutrizione equilibrata di questi cibi, i fast food di certo non fanno la fame…sarà il prezzo, sarà la comodità di un pasto veloce in questo mondo che ormai non sa più trovare un momento per rilassarsi…o sarà che alla fine i loro prodotti non sono per niente male? Io non ancora convinto, soprattutto che per un buon panino ci voglia un grande Chef, ma dove sono finiti i bravi paninari ?


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