UN BUON SAN VALENTINO A TUTTI!

febbraio 14, 2011

Un dolce pensiero  per il vostro innamorato/a…

MOUSSE DI  ZABAIONE CON SALSA DI CIOCCOLATO AL MARSALA

Ingredienti

3 uova
3 bicchierini di Marsala
100 gr cioccolato
1 cucchiaino di curry rosso forte
2 cucchiai di zucchero
200 ml di panna liquida fresca

Preparazione

 

Per la composta:

  1. Separare gli albumi dai tuorli e porli in due recipienti resistenti al calore. Unire ai tuorli contemporaneamente i tre bicchierini di marsala, lo zucchero e mischiare energicamente con una frusta.
  2. Cuocere il composto ottenuto a bagno maria, mescolando in continuazione con una frusta.
  3. Procedere fino a quando il composto non risulta soffice e schiumoso e togliere dal fuoco.
  4. Montare gli albumi a neve ferma, montare la panna. Unire i componenti tra di loro delicatamente aiutandosi con un grosso cucchiaio, infine dividere in stampi e riporre in frigorifero per due ore
    almeno.

 

Per la salsa:

  1. Fondere il cioccolato a bagno maria, unirvi un cucchiaio di curry e uno di zucchero.

LE PERE: FRUTTI DI LEGGENDARIA BONTA’

novembre 15, 2010

  Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere“. Ecco riassunti in unico proverbio la fortuna e la storia di un frutto che, pur tra i più comuni, si guadagnò, fin dai tempi più remoti, la predilezione di palati esigenti e stomaci delicati di estrazione nobile, sino a divenire, in abbinamento con il formaggio, espressione di un savoir faire socialmente esclusivo.
Del resto la pera è davvero un gioiellino alimentare: dolce e succosa, essa è un frutto estremamente digeribile e, pur essendo assai gustosa, contiene pochissime calorie, tanto da essere assai indicata in caso di regimi dietetici. Ricca di fibre, la pera è un valido alleato contro la stipsi e possiede un leggero e benefico effetto diuretico. Questo frutto di leggendaria bontà garantisce inoltre un discreto apporto di vitamine (in particolare la A, la B1, la B2, la C e la E) e di potassio, oltre che favorire l’abbassamento del colesterolo e regolare la pressione sanguigna.

Ma il più gran vantaggio delle pere sta indubbiamente nel fatto di essere disponibili praticamente in ogni periodo dell’anno! Se i Romani avevano classificato quaranta varietà di pere, oggigiorno il Pirus Communis (la pianta del pero) vanta circa cinquemila varietà, che si succedono le una alle altre nelle diverse stagioni dell’anno assicurando un perenne rifornimento ai buongustai di tutto il pianeta. Tra le varietà più comuni: 

- Abate Fetel: sul mercato da settembre a gennaio, è una delle varietà di pere più richieste. Il nome le deriva dal monaco francese che la selezionò verso la metà del XV secolo. Con collo più o meno allungato, peduncolo piuttosto corto e carnoso alla base, ha buccia verde rugginosa e una tipica polpa bianca a grana grossa e fondente.
- Conference: dolce e succosa, solo leggermente acidula, la pera Conference è molto apprezzata dal consumatore, che la trova sui banchi di vendita da inizio novembre a giugno. Di medie dimensioni ed affusolata, presenta una buccia verde-gialla bronzata con lenticelle marcate a maturità raggiunta.
- Coscia: tipica dei territori del Valdarno, della Valdichiana, e del Casentino, è una pera di dimensioni medio-piccole, disponibile da luglio ad agosto. Assai deliziosa con la sua polpa granulosa, dolce ed aromatica.
- Decana del Comizio: grosso frutto dalla forma tondeggiante, la Decana è nota per la sua polpa gustosa, compatta e profumata che si presta ottimamente alla cottura, specie nella preparazione di marmellate e succhi di frutta. La sua buccia è liscia, giallo-verde con venature rosse. Si raccoglie nella prima/seconda decade di settembre ed è disponibile fino a gennaio!
- Guyot: varietà di pera tipicamente estiva (matura tra luglio e agosto), è piuttosto granulosa e zuccherina, ha forma regolare e buccia liscia verde-gialla.
- Kaiser: grossa, dalla buccia rugginosa, color tabacco, ha forma regolare, con peduncolo lungo e ricurvo. La polpa è bianca, croccante, leggermente granulosa e aromatica. I frutti si raccolgono a settembre e, se ben conservati, si mantengono in perfette condizioni fino a dicembre.
- Martin Sec: matura in ottobre, è piccola ma profumatissima, dalla buccia rugginosa e dalla polpa croccante e poco granulosa. Dà il meglio di sé cotta.
-Santa Maria: varietà dall’elevata produttività e dalla precoce fruttificazione, mette a disposizione i suoi frutti dal mese di luglio fino ad ottobre.
- William: al primo posto per produzione, esportazione e per utilizzazioni industriali, è disponibile da agosto a novembre, ha forma tozza e buccia verde chiaro con presenza di lenticelle. La polpa è bianca, fondente. Ha un sapore marcatamente zuccherino ed aroma moscato
- William rossa (o Max Red Bartlett): è disponibile da agosto a gennaio, ha buccia liscia, giallastra, soffusa di rosso, rugginosa attorno al peduncolo. La polpa è compatta e di color avorio, molto fine e succosa, zuccherina e dal profumo peculiare. 

In generale tutte le varietà sono estremamente delicate: le operazioni di manipolazione, imballaggio, ed esposizione alla vendita richiedono perciò massima cura ed attenzione. La facile deperibilità della polpa , che velocemente annerisce e perde di compattezza, suggerisce un consumo immediato, specie se la pera è molto matura. Ma in che modo è preferibile gustare questo frutto tanto celebrato? Da solo, suggeriscono gli estimatori. Eppure la pera è l’ingrediente perfetto per decine di preparazioni diverse: ottima nelle macedoni e nelle torte, nella preparazione di confetture, sciroppi e succhi, con la pera si preparano deliziosi flan e crumbles. Senza contare gli abbinamenti con il salato: come attesta il sopraccitato proverbio, la pera si sposa alla perfezione con formaggi dal gusto deciso, come pecorino, gorgonzola, parmigiano, nonché con salumi e carni, specie quelle di maiale, di pollo e la selvaggina. Per finire la pera, con la sua versatilità può costituire l’ingrediente saliente di risotti, arrosti, stuzzichini e bruschette.

Ecco un accostamento davvero delizioso… 

PERE ALLA BIRRA, GELATO AL FIOR DI LATTE, SALSA DI BIRRA E CANNELLA

 Ingredienti per 10 persone 

10 pere martin sec o kaiser piccole 

990 ml birra  

1 stecca di cannella 

5 g cannella in polvere 

200 g zucchero 

1 kg gelato fior di latte 

200 g torrone di nocciole 

Preparazione  

1) Senza staccare il picciolo, pelare le pere ed eliminare il torsolo. 

2) In una casseruola far bollire nella birra la stecca di cannella e lo zucchero. Aggiungere le pere e lasciar bollire per mezz’ora circa.  

3) Preparare lo sciroppo con la birra restante, facendolo ridurre.  

4) Far raffreddare il tutto 

5) Tagliare a spirale le pere e farcirle con il gelato 

6) Servire con la salsa e il torrone di nocciole sbriciolato


PASSIONE AI FORNELLI!

ottobre 8, 2010

Potrebbe sembrare una delle tante trovate dell’ultima ora, invece la cooking therapy pare davvero assicurare risultati ottimi ed è assurta ormai a vera e propria moda, addirittura a Hollywood!

Nella mecca del cinema sono sempre più numerosi i divi e le star che hanno riscoperto il fascino di impastare, friggere e bollire in compagnia della propria dolce metà! Tra gli altri, nomi di spicco come la coppia Clooney- Canalis, Eva Longoria e il marito Tony Parker, ma anche le insospettabili Paris Hilton, che ha recentemente dichiarato che il suo segreto per tenersi stretto il fidanzato è racchiuso in cucina, e la trasgressiva Lady Gaga, che, dopo una brusca interruzione durata più di un anno, sembra aver riconquistato il proprio partner grazie alla comune passione culinaria!

Pettegolezzi a parte, cucinare insieme è davvero un momento unico capace di rinsaldare il legame di coppia e ridonare la felicità coniugale. Cucinare, manipolare ingredienti e cibi, ideare insieme piatti e decorazioni costituisce un vero e proprio strumento terapeutico: oltre a dare libero sfogo alla fantasia, stimola la complicità e, perché no, riaccende la passione, coinvolgendo i partners in un gioco di seduzioni che inebria tutti i sensi.

La cucina è un luogo magico ove riscoprire il piacere di stare insieme, di divertirsi, ridere, scherzare e magari scambiarsi delle coccole, cogliendo il pretesto di passarsi un ingrediente per sfiorarsi le mani. Preparare manicaretti insieme può aiutare inoltre i partners a conoscersi meglio e soprattutto a guadagnare maggior fiducia l’uno nell’altro, collaborando per un obiettivo comune.

Del resto il connubio cibo-eros è unodei più indissolubili della storia, e ogni storia d’amore che si rispetti in fondo è un po’come una ricetta i cui ingredienti debbono essere dosati e miscelati alla perfezione per assicurare il risultato migliore!

Anche Congusto propone Corsi di Cucina a 4 Mani. Scopri sul sito tutti gli appuntamenti con l’amore ai fornelli: http://www.congusto.it/compraonline/

Per ulteriori informazioni e iscrizioni : info@congusto.it


APPUNTAMENTO CON MAURIZIO BOSOTTI Savarin di riso venere con seppie in zimino.Una ricetta per i nostri amici celiaci e non solo…

maggio 6, 2010

 

Gioviale, estroso, di una simpatia contagiosa, Maurizio Bosotti è il prototipo dello chef che ha fatto di una vera e autentica passione un lavoro e non può che trasmettere visibilmente la propria soddisfazione per i risultati conseguiti e la gioia per un’ arte che continua a regalargli emozioni.

Ed è probabilmente questa sua infinita passione per la cucina che lo ha reso oltre che uno chef sopraffino, un eccezionale insegnante, capace di coinvolgere i propri allievi in lezioni fantasiose e mai monotone, svelando loro tanti e tanti segreti e aneddoti appresi durante i lunghi anni di esperienza nell’alta cucina.

Maurizio inizia la sua carriera in giovanissima età. Dopo il diploma, affina il proprio gusto e la propria tecnica in alcuni dei più importanti ristoranti di Milano: allievo di Gualtiero Marchesi, uno dei più grandi maestri della cucina italiana, lavora presso il suo ristorante, per poi passare all’Antica Osteria del Teatro di Piacenza (che vanta, tra gli altri riconoscimenti, 1 stella Michelin) ed infine si trasferisce in Francia, dove lavora a Barbizon, vicino a Parigi, all’ Hotellerie du Bas Breau. Tornato in Italia, diviene Chef e Patron del noto ristorante Al solito posto di Milano. Ed è in questo periodo che, insieme ad altri colleghi, si fa promotore dei Jeunes Restaurateurs d’Europe, un’associazione, riconosciuta a livello europeo, di giovani cuochi e ristoratori professionisti impegnati nella divulgazione e interpretazione della tradizione culinaria del proprio paese.
Parallelamente alla brillante carriera gastronomica, Maurizio non abbandona mai il ruolo di docente: l’insegnamento è per lui oltre che una missione, una vera e proprio vocazione! Oggi questo chef tutto d’un pezzo collabora con la scuola di cucina CONGUSTO.

La tecnica e la precisione quasi maniacale nella scelta degli ingredienti sono ciò che caratterizza la sua cucina. I suoi piatti sono il frutto di una sobria creatività, una buona dose di genuinità e tanta tanta fantasia… Qui di seguito una ricette di Bosotti dedicata agli amici celiaci ma non solo:

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

280gr Riso venere

20 gr Scalogno tritato

480 gr Seppie

1n. Spicchio d’aglio

60Ml. Vino bianco

32gr. Pomodori pelati o passata

600gr. Erbette

48gr. Olio extravergine

q.b Peperoncino

PROCEDIMENTO:

- Pulire, lavare e tagliare a julienne le seppie. Conservare le teste intere.
- Rosolare con l’olio, l’aglio, lo scalogno e il peperoncino. Aggiungere le teste delle seppie e rosolare.
- Bagnare di vino bianco e lasciare evaporare. Aggiungere il pomodoro e lasciar cuocere per 30 minuti.
- Mondare e lavare le erbette. Sbianchirle in abbondante acqua salata e raffreddarle.
- Far bollire per 35 minuti circa il riso venere in acqua salata, scolarlo e condirlo con l’olio.
- Saltarlo a fuoco vivacissimo con olio e aglio in camicia le seppie per 30 secondi circa.
- Al momento del servizio aggiungere le erbette al sugo delle seppie e infine le seppie a julienne.
-Porre il riso venere negli stampi a savarin e  riscaldare per qualche minuto in forno. Togliere dagli stampi e servire con le seppie.

BUON APPETITO!!

Lo chef Maurizio Bosotti vi aspetta con tante altre originali ricette presso la sede Congusto di Milano.


APPUNTAMENTO CON PIETRO-RICETTE D’AUTORE Le “Tartare di Favignana” di Pietro D’Agostino

aprile 9, 2010

Uno chef giovane, dallo stile culinario inconfondibile, capace di mescolare tradizione e modernismo, dotato di un innegabile talento e animato da una grandissima passione: ecco presentato in poche parole Pietro D’Agostino!
Trentasei anni, alle spalle un’esperienza da fare invidia a chef ben più maturi di lui: originario di Taormina, fin da giovanissimo Pietro delizia i palati di teste coronate di tutto il mondo, guadagnandosi riconoscimenti a livello internazionale: cucina per la Regina Elisabetta, per il Sultano del Brunei. Viene insignito della prestigiosa stella Michelin con la qualifica di “fantasioso interprete della cucina del territorio”, quindi fa il suo ingresso tra i JRE – Jeunes Restaurateurs d’Europee nel 2003 realizza il suo sogno aprendo un ristorante nell’amata Taormina, La Capinera, diretto insieme alle sorelle Cinzia, sommelier, e Giorgia, direttrice di sala.
I piatti di Pietro D’Agostino sono vere e proprie composizioni, che esaltano i sapori e i profumi della terra di Sicilia, rivisitando però la tradizione sicula in chiave creativa.
Congusto Catania è fiera di poter vantare nel proprio staff di professionisti uno chef di questo spessore. Qui di seguito un’originale ricetta firmata D’Agostino. Protagonista, un ingrediente immancabile nei menù della nuova stella del panorama gastronomico italiano: il pesce in ogni sua declinazione.

 INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

160 g – Tunnina fresca (squisita quella del mercato del pesce di Catania, ad un passo dal Duomo: aperto dal lunedì al venerdì. Un luogo davvero caratteristico, che con i suoi colori, odori e sapori vi dà il benvenuto nel folclore della città!)

160 g – Cernia di fondale fresca

20 g – Uova di salmone affumicate

20 g – Uova di riccio di mare

5 – Bicchieri di marsala vergine

1 – Carota piccola

1 – Zucchina piccola

1 – Cucchiaio di olio di oliva extravergine

– Erbette aromatiche miste

 

PROCEDIMENTO:

 

  • Tagliate a coltello fine il tonno e poi la cernia, tutto separatamente

  • Condite con le uova di riccio di mare, olio extravergine ed alcune delle erbette aromatiche tagliate a coltello precedentemente

  • Tagliate la carota e la zucchina a cubetti piccolissimi, passateli velocemente in acqua bollente non salata e mettete da parte

  • Disponete al centro del piatto il tonno, aiutandovi con un anello in acciaio, e poi la cernia

  • Condite solo con un filo di olio extravergine le verdure tagliate a cubetti e disponetele sul pesce; sistemate infine le uova di salmone

  • Ridurre di 1/4 il marsala, con erbette aromatiche e pepe nero schiacciato, legare con la gomma in polvere (xantana) e disporre le gocce nel piatto per rifinire

  • Completare con alcune erbette aromatiche

  BUON APPETITO!!!!

 Lo chef Pietro D’Agostino vi aspetta con tante altre originali ricette e insegnamenti fondamentali per destreggiarsi ai fornelli alla sede di Congusto a Catania!


Ci mancava solo il pop food!

marzo 31, 2010

 

Dopo la pop art e la pop music, è tempo di pop food! Attenzione, però, a non cadere in facili equivoci, Andy Warhol questa volta non c’entra nulla… il pop food non è una nuova estrosa corrente artistica che sostituisce a tempere e pennelli i prodotti commestibili. Di cosa si tratta, allora?

Nell’odierna Babele di linguaggi culinari, resa ancora più intricata dal successo frastornante della gastronomia (approdata da tempo alla televisione con canali ad essa dedicati, reality di cuochi e gente che soffrigge e bolle a tutte le ore del giorno), l’espressione necessita di chiarimenti.
“Pop” è infatti il diminutivo di “popolare” e, perciò, rispondente al gusto comune, alla portata di tutti, ma non per questo è sinonimo di scarsa qualità. La “cucina pop” è, sì, un’esigenza che spesso attinge dall’universo del quotidiano ma non per questo rappresenta un disvalore. Trattasi, infatti, di una corrente culinaria legata alla tradizione locale che ricorre alle materie prime più povere e umili, nobilitandole, però, e lavorandole con tecniche raffinate.

È per questo che non ritengo condivisibile la provocazione (posso solo definirla tale) del grande chef Massimo Bottura, secondo cui “la vera cucina pop la fa McDonald’s (vedi articolo del 16 ottobre 2009, FAST FOOD, GOOD FOOD), perché mangi popolare a tre euro e mezzo e se entri sai cosa troverai”. Premesso che bisognerebbe distinguere tra popolare ed economico, non credo si possa confondere il pop con il junk food. Tanto più che siamo in Italia e non negli USA. Se esiste un piatto pop nostrano quello è la pizza (che, peraltro, in quanto a consumi giornalieri, ha recentemente battuto l’hamburger anche a New York), che ha saputo davvero unire lo stivale, almeno sul piano gastronomico. Altro cibo pop per tradizione è sicuramente la pasta, che da sempre costituisce la componente base della cucina popolare per ragioni facilmente comprensibili, essendo economicamente alla portata di tutti, ma al contempo assai nutriente. Definirei, piuttosto, popolare una lasagna, i tortellini, delle buone polpette. Ma già si rischia di sconfinare nel dominio della cucina regionale… Quel che è certo è che una prerogativa del pop food dovrebbe essere il suo carattere salutare (ragione in più per bocciare la tesi di Bottura)!!

A dispetto dei pregiudizi che vogliono la cucina pop una cucina di serie B, occorre annoverare poi i grandi nomi del panorama gastronomico italiano che hanno fatto del pop food il loro cavallo di battaglia. A partire da Davide Oldani, che sull’argomento ha scritto addirittura un libro (La mia cucina pop. L’arte di caramellare i sogni, edito da Rizzoli) ed è passato alla storia per la sua “cipolla caramellata”, fiore all’occhiello (anche se, forse, sarebbe ora di rinnovare il menù e magari ridurne il prezzo, considerando che 25 euro per una cipolla paiono un po’ eccessivi!!!) della sua cucina che, come lui stesso ama precisare, non è povera, ma umile, sobria, incentrata sull’esaltazione dei sapori grazie ai modi semplici, poco glamour, tanto stuzzicanti.
Come dimenticare poi Fulvio Pierangelini, illustre chef nostrano che non si lascia sfuggire occasione per ricordare ai propri allievi che gli spaghetti al pomodoro sono un piatto della memoria che impone a un cuoco di toccare le vette del gusto. O ancora Moreno Cedroni, celebre per la sublime semplicità dei suoi piatti, e per l’ingegnosità di certe sue proposte, dal “susci” italiano, al ragù in versione pop, alla bresaola di tonno o Maurizio Santin. Tutti cuochi pop, orgogliosi di esserlo, superlativi ai fornelli e insigniti dei massimi riconoscimenti nel settore della ristorazione!

E voi, siete amanti del pop food o preferite una cucina più ricercata ed elitaria? Qual è secondo voi il pop food per antonomasia?


Bontà retrò

marzo 26, 2010
Sushi, fusion, thai, ristoranti messicani, argentini… Se anche voi siete tra coloro che non ne possono più dei più strani inviti a cena degli amici più trendy, se ogni volta che vi trovate di fronte al più esotico dei piatti rimpiangete nostalgicamente la buona vecchia “cucina della nonna”, ebbene sappiate che le nuove tendenze culinarie giocano a vostro favore!
Basta guardarsi un po’ intorno per capire che lo stile retrò imperversa particolarmente negli ultimi anni: le fashion victims impazziscono per i capi vintage (dai jeans “vissuti”, alle scarpe d’annata… (avete notato il ritorno delle intramontabili Superga, per non parlare del nuovo must: i Rayban Wayfarer anni ’60?)); gli appassionati di musica inneggiano a cantanti come Amy Winehouse e Michael Bublè; i produttori cinematografici ripropongono i mitici anni Sessanta (basti pensare a “La prima cosa bella”, film che ha sbancato al botteghino). 

Non vi stupirà, quindi, scoprire che il nuovo trend in ambito gastronomico punta indubbiamente al vintage! Via libera, dunque, ai piatti che profumano di passato! Ecco tornare la voglia del buon vecchio risotto alla milanese, delle lasagne fatte in casa e, perché no, dell’opulento, ipercalorico cannellone… Tornano prepotentemente alla ribalta ricette dimenticate, ma soprattutto prodotti alimentari, per lunghi anni caduti nel dimenticatoio e poi resuscitati dal ritorno nostalgico all’infanzia dei consumatori. Ricordate le scatole dei biscotti di quando eravamo piccoli? Lazzaroni ha deciso di rimettere in commercio quelle scatole di latta litografate pieni di biscotti dal profumo irresistibile. Dal canto suo Sanpellegrino ripropone la vecchia bottiglia “a clavetta” in edizione storica limitata, rigorosamente con etichette originali degli anni’50, e lo zafferano 3 cuochi la vecchia latta originale da 35 lire a confezione! D’altronde chi può negare il piacere di assaggiare un cibo o una bevanda che ci richiama i felici momenti del passato?

Gli stessi oggetti e decori dei tempi trascorsi non smettono di affascinare e così anche il design rivisita oggetti di cucina vintage che regalano un’atmosfera elegante e, con un tuffo nel passato, rendono il focolare domestico un luogo ricco di certezze, solidità e classicismo: dagli irresistibili stampi per muffin e tortine in vari disegni e formati, alle bottiglie di vetro con manici per il latte, per poi giungere alla vecchia macchina in metallo per la pasta fatta in casa rivisitata da Marcato. Perché i grandi classici non invecchiano mai!

E voi avete qualche proposta di piatti retrò? Qual è la ricetta vintage che preferite?
 
 

 


L’ORO GIALLO DELLA CUCINA?

marzo 19, 2010

 

“Vale oro quanto pesa”: un proverbio che si addice perfettamente alla spezia dorata regina dei risotti, il più famoso dei quali quello del nostrano chef Gualtiero Marchesi, “oro in oro”. Lo zafferano è conosciuto fin dai tempi più remoti: addirittura i sommi poeti Omero, Virgilio, Plinio e Ovidio lo citano nelle proprie opere vantandone le virtù culinarie.
Questo fiore, tanto amato dai buongustai di tutto il mondo e, fin dagli albori della civiltà, utilizzato a scopo rituale, aromatico e medico, è originario della Persia, da cui si diffuse nel Nord Africa e di qui in tutto il bacino del mediterraneo. Non conosciamo la data esatta in cui lo zafferano fu introdotto in Italia, certo è però che il merito di aver importato il bulbo nel nostro paese è del padre abruzzese Santucci. Ed è proprio l’Abruzzo, insieme alla Toscana e alla Sardegna, una delle regioni italiane più produttive del settore e, dobbiamo riconoscerlo, è l’Italia a detenere il primato in quanto a qualità del proprio zafferano. Certo il prodotto estero costa molto meno, ma il prezzo è giustificato dall’accuratezza della lavorazione nostrana, interamente realizzata a mano, nonché dalla scarsità della coltura (pensate che tutti i siti di produzione italiani producono nel complesso 50 kg di spezia all’anno!).
Fortunatamente basta davvero un pizzico di questa preziosissima polverina gialla per dare un tocco in più anche ai piatti più semplici. La cucina italiana, inoltre, non rinuncia certo facilmente a un ingrediente dal gusto tanto delicato, specie dopo la campagna promozionale lanciata dal “re dello zafferano italiano”. Chi non ricorda lo storico spot dello Zafferano Leprotto in cui compare la classica famigliola anni ’80 riunita intorno a una tavola imbandita con una marea di piatti spruzzati di giallo? O il simpatico coniglietto-chef riportato su ogni bustina del prodotto? Tanto che una quindicina di anni fa centinaia di persone hanno mangiato risotto alla milanese tutti i santi giorni pur di accumulare i punti per ricevere il mitico pallone giallo e rosso col leprotto!!
Ma oltre alle già note virtù gastronomiche, lo zafferano ha anche sorprendenti proprietà benefiche per la salute: pare infatti sia un vero toccasana per molti disturbi legati allo stile di vita moderno, quali ansia, stress e depressione e un ottimo rimedio naturale in caso di scarsa memoria, nonché un elisir di giovinezza e un buon alleato della digestione.
E allora perché non approfittare delle mille qualità di questa spezia capace, per di più, di regalare bontà e sapore a ogni pietanza? Se anche voi intendete usufruire di tante virtù offerte da un unico ingrediente, perché non cogliete l’occasione di partecipare al corso di Congusto“Zafferano in cucina” in programma il 30 di marzo? Il nostro chef vi svelerà trucchi e originali ricette per tingere del colore del sole i vostri piatti.
Nel frattempo vi segnalo alcuni tra i migliori produttori di zafferano italiano:

  • l’antica azienda agricola Peltuinum, situata presso la Piana di Navelli, a 20 km dall’Aquila

             http://www.peltuinum.it

  • l’azienda aquilana Perle d’Abruzzo, presso San Demetrio

             http://www.perledabruzzo.com

  • l’azienda Itria, dislocata nel piccolo comune di Turri, nel sud della Sardegna

              http://www.zafferanodisardegna.it

  • l’azienda agricola Zafferano San Gavino di Ennas Fabrizio, anch’essa in Sardegna

            http://www.zafferanodisangavino.it

  • l’azienda agricola Brandi, presso San Quirico d’Orcia in Toscana

             http://www.crocusbrandi.it

E voi dove vi rifornite di questa deliziosa polverina? Per caso conoscete ulteriori proprietà di questa salutare spezia o custodite ricette sfiziose con cui assaporare quel suo sapore inconfondibile? Il vostro piatto preferito con lo zafferano?


NOZZE & BON TON

settembre 17, 2009

Settembre…mese di rientri, di progetti per la nuova stagione, di cambio dell’armadio…e di matrimoni. Quasi quanto i gettonati mesi pre estivi, settembre rimane comunque tra i preferiti dalle coppie, sarà perché così si cura un po’ la nostalgia che ci attanaglia tornati dalle ferie, e si pensa di renderla meno invasiva festeggiando un po’, o perché con quel colorito dorato che ci portiamo dietro dalla spiaggia ci sentiamo tutti un po’ più belli…Parlando di matrimoni però la prima cosa che mi viene in mente è che ormai se ne vedono di tutti i colori…altro che bianco! Diciamo pure che il momento clou delle nozze rimane il ricevimento, e quindi tutto ciò che ne fa parte, dalla scelta della location perfetta, al servizio di catering, gli allestimenti dei tavoli, i fiori, i decori…Le nozze sono a loro modo un’estensione di un semplice invito a pranzo o a cena, dove vogliamo che tutto sia perfetto per i nostri ospiti. Penso che ognuno dovrebbe seguire giustamente il proprio gusto personale, ma in questi ultimi anni le proposte delle aziende del settore si sono decisamente allargate a macchia d’olio, tralasciando letteralmente ogni aspetto del galateo che vorrebbe conservare un minimo di bon ton per quella che è la cerimonia per eccellenza.  Ho letto di matrimoni in stile far west, con menù e allestimenti degni di una festa campestre,  di torte dai colori e dalle forme più improbabili, di decorazioni floreali talmente stravaganti da non riuscire a capire se si era in un giardino o in una giungla e di altre stranezze delle quali ormai non ci si stupisce nemmeno più…Certo, le ultime tendenze si sa, nessuno vuole farsele scappare, ma trovo che certe tradizioni andrebbero in qualche modo conservate e possibilmente non stravolte…e voi che cosa ne pensate? Se nel frattempo volete godervi il meglio che le aziende offrono per il giorno più bello, non perdetevi l’appuntamento con Milano Sposi, la fiera in programma al Forum di Assago dal 24 al 27 Settembre.


SOS uova, latte …e poi?

settembre 22, 2008

In questi giorni forti allarmismi mi hanno portato ad analizzare alcuni aspetti delle materie prime più presenti nella nostra alimentazione, questo primo appuntamento è dedicato all’uovo, varietà, suggerimenti, storia, e…

Uovo, grande trasformista.

Estate appena finita ed eccoci con i soliti problemini: l’abbronzatura, la dieta…ovviamente scherzo, anche se una scoperta l’ho fatta, le uova sono un ottimo ingrediente per la dieta oltre che per aiutare la memoria.

L’uovo, essenziale perfezione, simbolo della vita concentrata, cellula di varie dimensioni, sferico o ellissoidale, è un “jolly” gastronomico senza immaginazione” (Montalbán).

Tuttavia, il fatto di essere così comune e facilmente reperibile non giova alla sua considerazione, rendendolo in apparenza l’alimento per eccellenza che meno si presta a variazioni gastronomiche di rilievo. “Uovo” sempre collegato a coloro che non hanno familiarità con i fornelli, in espressioni come “non sa farsi nemmeno un uovo al tegamino”, o inteso come sinonimo di monotonia e semplicità.

In realtà, le uova, oltre ad essere un alimento nutriente e gradito dal palato di molti, hanno un sapore tra i più raffinati e coloro che le utilizzano in cucina sanno bene come “trasformarle” in un numero infinito di variazioni e creazioni per ottenere risultati sempre nuovi e strabilianti. Non più uova strapazzate o semplicemente bollite, bensì come capolavoro di sostanza e di versatilità.

Sia di gallina che di piccione, ma anche d’oca o d’anatra, con i suoi equilibri perfetti si prestano ad un numero infinito di preparazioni, piatti e non solo.

Basti pensare ad esempio a crêpes e omelettes, la cui ricchezza di sapore è ben nota a tutti, o a creme,torte e tartellette, sia dolci sia salate, il cui gusto allieta i pranzi delle feste. Varia è la collocazione delle uova nei menù, dall’antipasto al primo piatto, dal piatto forte al contorno, dal dolce alle bibite, né v’è limitazione di stagione.

Il suo trasformismo non finisce qui…Uova di storione, di gallina e di quaglia reinterpretati su ispirazione geometrica, diventando sfere, cubi o semisfere, a volte impreziositi con foglie di oro zecchino che si mostrano attraverso la trasparenza dell’agar-agar.

Ma questo capolavoro di versatilità può essere anche sfruttato come originale contenitore individuale: i gusci si schiudono per accogliere verdure, pâté de foie gras, deliziosi dessert al cucchiaio e preparazioni che vedono come protagonisti l’albume e il tuorlo precedentemente “ospitati” e trasformati.

Uovo dunque, goloso sì ma anche ottimo per la nostra dieta!


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